COP15 @ Copenhagen
In attesa della COP15 a Copenhagen….
La COP15 che si terrà a Copenhagen nel 2009 è la 15ma riunione delle Parti della Convenzione sul Clima (UNFCCC). Vista l’urgenza della questione dei cambiamenti climatici, il Bali Action Plan aveva lanciato nel 2007 una fase negoziale che sarebbe dovuta sfociare in un nuovo accordo Post-Kyoto, da adottare proprio alla COP 15 di Copenhagen. E se fino a poco tempo fa Il compito sembrava arduo (già a Poznan il Segretario Generale della UNFCCC, Yvo de Boer, aveva detto che per Copenhagen non si riuscirebbe ad avere più che un testo di massima), negli ultimi mesi si è assistito ad un continuo ridimensionamento delle aspettative, culminato al recente vertice dei paesi del Pacifico (APEC), in cui Obama e il leader Cinese Hu Jintao hanno reso pubblico quello che già si “sapeva” in via informale: che non vi sarà accordo a Copenhagen. E nonostante la sterzata successvia, che ha visto entrambi i leader ribadire come a Copenhagen si otterrà un successo, si arriverà ad un accordo, e nonostante le “promesse” di riduzione di emissioni di CO2, fatte sia da Cina che da USA, un accordo non è più, come avrebbe dovuto essere, prevedibile, e la COP15 non sarà più un punto di arrivo, ma bensì di partenza.
Un accordo politico
Il ruolo di Copenhagen è ora ridimensionato a quello di un primo passo verso un nuovo regime post-Kyoto, che dovrebbe completarsi in Messico nel 2010 (anche se si contunuano a spostare gli obiettivi: Bali, Copenhagen, Città del Messico). E la natura di un eventuale accordo sarà politica. Ora, tre tipologia di accordo sono state ipotizzate nel corso di questo anno. Una, propriamente giuridica, e che era ipotizzata a Bali (anche se non esplicitamente), e che avrebbe dovuto portare quindi all’adozione di uno strumento giuridico di diritto internazionale, con obblighi giuridici e meccanismi di penalità per mancato adempimento. Questo tipo di strumento non è assolutamente pensabile al momento. Il secondo tipo, dall’altra parte dello spettro diplomatico, è una dichiarazione politica, che non ha valore giuridico specifico (ma può rappresentare uno degli elementi considerati ai fini della (ri)costruzione del diritto consuetudinario, e in particolare dell’aspetto legato alla prassi degli Stati), e che rappresenta solamente un declinazione di buone intenzioni. La via mediana, che sembra essere quella che prevarrà a Copenhagen, è quella di un accordo politico vincolante. ma che significa “accordo politico vincolante”?
Con un certo pragmatismo, questo è considerato l’unico modello possible viste le difficoltà dei negoziati, e le posizioni difficilmente conciliabili del G77/Cina da una parte, e dei paesi dell’Umbrella Group (USA, Australia, Norvegia, Giappone etc.) dall’altra. Il vantaggio specifico di questo modello è che, al contrario di uno strumento giuridico formale, un documento politico - ancorché vincolante - non ha bisogno di essere ratificato dai parlamenti nazionali. La natura vincolante è poi rappresentata dalla sua natura di soft law, con obblighi che siano politici (e, per un verso, morali), e che siano racchiusi e specificati in un documento sufficientemente preciso in termini operativi, e quindi nello stabilire passi procedurali e tempi per il raggiungimento dell’accordo - questo si, giuridico - sui punti centrali del Bali Action Plan.
False soluzioni?
Ma anche un accordo dovesse arrivare, la sensazione è che tale accordo sarebbe non più di una formalizzazione delle politiche climatiche già in atto (o in fieri) sia in Europa che negli Stati Uniti ed altrove (Australia, Canada, Norvegia….). Ci riferiamo in particolar modo al mercato del carbonio, al sequestro geologico del carbonio, agli agrocarburanti e agli schemi REDD, tutte cosiddette false soluzioni, che mercificano il carbonio, o confidano in tecnologie sempre più avanzate in maniera a-critica, ma non riducono emissioni in maniera appropriata (e cio\e la riduzione delle concentrazione di GHG nell’atmosfera a 350 parti per milione).
Il processo negoziale in breve
Il processo verso Copenhagen è passato fin oad ora attraverso varie riunioni negoziali preparatorie, (3) a Bonn, a Bangkok e a Barcellona. Per dettagli sui negoziati e sulle questioni controverse si rinvia, rispettivamente, al sito della UNFCCC e agli eccellenti resoconti del Thirld World Network.
Il negoziato prevede due processi paralleli: l’ Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWG-LCA) e l’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP). Il primo raggruppa le Parti della Convenzione, il secondo solo le Parti del Protocollo di Kyoto (differenza rilevante, dato che gli Stati Uniti non hanno ratificato il Protocollo).
News e articoli sulla COP15
Per resoconti giornalieri dei punti centrali dei negoziati in corso a Copenhagen si rinvia al Thirld World Network (in inglese). Per analisi e commenti sul ridimensionamento delle aspettative, sul processo di avvicinamento alla COP15 di Copenhagen e su politica e giustizia climatica si vedano i seguenti articoli:
- Accordo di Copenhagen? Ad oggi significa 775 ppm e +3.9 gradi nel 2100
- Obiettivi e aspirazioni registrate in appendice all'Accordo di Copenhagen alla prima scadenza
- Nome in codice "L.7": (dis)Accordo di Copenhagen
- Collasso alla COP15: niente accordo, niente tagli, niente di niente
- Accordo per pochi alla COP15, alla faccia del multilateralismo
Per articoli meno recenti vai alla lista completa di articoli sulla COP15 di Copenhagen












