Giustizia Climatica

Il debito climatico alla COP15, tra la Bolivia e gli Stati Uniti

December 12, 2009 |

La Bolivia è da tempo uno dei promotori dell’inserimento del concetto di debito climatico nel discorso politico - e poi giuridico - del regime climatico delle Nazioni Unite, supportata, e a sua volta fornendo supporto, alle istanze dei movimenti sociali e dei network e popolazioni indigene. Il 10 Dicembre Todd Stern (il chief negotiator americano) ha dichiarato in una conferenza stampa che gli Stati Uniti riconoscono il proprio ruolo storico nell’accumulazione di emissioni nell’atmosfera, ma rigettano categoricamente ogni senso di colpa e qualificazioni in termini di un dovere di riparazione. La Boliva ha risposto, nella persona dell’ambasciatore alle Nazioni Unite, Pablo Solon.
In breve, la risposta Boliviana è sintetizzabile inel detto “chi rompe, paga”. Solon ha dichiarato che l’ammissione di responsabilità deve necessariamente prevedere azioni riparatorie, altrimenti resta solo una buona intenzione, o, peggio, un’illusione retorica. L’inazione dei paesi industrializzati, pur nella sempre maggiore consapevolezza dei potenziali disastri che saranno determinati dai cambiamenti climatici, da loro causati in misura preponderante, ha come ulteriore conseguenza la privazione, per i paesi poveri, dello “spazio ecologico” necessario allo sviluppo. Non è giustificabile, insiste Solon, che paesi come la Bolivia siano constretti a pagare questa crisi, che è primariamente una conseguenze dell’eccesso di consumo. Solon poi ha concluso dichiarando che la Bolivia non ha nessuna intenzione di assegnare colpe, ma di vedere una chiara assunzione di responsabilità. Ma cosa è il debito climatico?

Dal debito ecologico al debito climatico: cenni storici

Il cosiddetto debito ecologico è entrato nel discorso della politica ambientale internazionale in concomitanza con l’Earth Summit del 1992, attraverso il Trattato sul Debito, promosso da movimenti sociali e ambientalisti riunitisi nel Summit Alternativo del Forum Sociale Mondiale. Il debito ecologico si riferisce in primo luogo al flusso storico delle materie prime dal Sud al Nord. Materie prime come petrolio, minerali, beni marini, forestali e biodiversità in generale, incluso materiale genetico. Pagato o non pagato, questo flusso ha generato l’estrazione di ricchezza naturale e la sua esportazione in paesi industrializzati sotto forma di energia e prodotti destinati al consumo. In secondo luogo, il debito ecologico si riferisce all’appropriazione, non pagata, delle conoscenze ancestrali sull’uso dei semi, delle piante medicinali, e di altre conoscenze che vengono utilizzate per fini industriali e privati. Questa dimensione è particolarmente evidente nel contesto e attraverso le catene produttive di industrie globali come quelle farmaceutica e delle biotecnologie agroalimentari. In terzo luogo, l’impatto ambientale e sociale di progetti di estrazione, distribuzione e sfruttamento delle risorse naturali da parte delle imprese dei paesi industrializzati. Questo rappresenta una diretta “impronta ecologica” che si materializza nei paesi del Sud come conseguenza della produzione per il consumo dei paesi del Nord. Infine, vi è la dimensione legata al flusso dei rifiuti – questa volta dal Nord al Sud – il che in un certo senso completa il “ciclo del consumo” (Questo debito ecologico si materializza a dispetto delle norme di diritto internazionale che regolano l’accesso alla biodiversità e alla conoscenza tradizionale, e la distribuzione – equa – dei benefici attraverso la Convenzione sulla Biodiversità del 1992 da una parte, e il trasporto internazionale dei rifiuti (e in particolaar modo il trasporto di rifuti tossici dal Nord al Sud), regolato dalla Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri pericolosi del 1989).

Il concetto di debito climatico
La formulazione del debito ecologico è emersa in considerazione del fardello economico costituito dal debito “tradizionale” che grava sui paesi in via di sviluppo, e che pregiudica la loro capacità di promuovere politiche di sviluppo sociale e di protezione ambientale adeguate. In relazione ai cambiamenti climatici, i problemi derivanti da quegli effetti dannosi già in atto - come incremento della desertificazione e deperimento delle risorse idriche – richiedono risorse economiche che vengono invece utilizzate per ripagare i debiti contratti con istituti finanziari internazionali quali la Banca Mondiale. Come operazione di collegamento della responsabilità per i cambiamenti climatici con la necessità di finanziare programmi di adattamento, il debito ecologico ha come fine quello di attuare una compensazione tra debito tradizionale e debito ecologico, al fine di liberare fondi da dedicare proprio all’adattamento, in modo tale da proteggere comunità e ambiente dagli effetti inevitabili del surriscaldamento globale. Questo collegamento verrebbe a riequilibrare anche la sproporzione tra contributi e sofferenza degli effetti nei paesi in via di sviluppo. In questo senso i cambiamenti climatici hanno determinato un’ulteriore espansione del debito ecologico.
In virtù del significato politico e giuridico del principio di comuni ma differenziate responsabilità nel più ampio ambito dello sviluppo sostenibile, il debito ecologico potrebbe diventare uno degli elementi fondanti della differenziazione della responsabilità, e della considerazione in una prospettiva storica di tale responsabilità. In particolare, questa “metodologia di equità” tiene conto delle differenze tra i flussi presenti di emissioni, e gli stock di emissioni accumulatesi nell’atmosfera.

Condividi :-)
  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Identi.ca
  • NewsVine
  • Reddit
  • RSS
  • Twitter

Comments

Comments are closed.

La tag più usate

Mouse Eye Tracking by PicNet Software Development Services