Giustizia Climatica

Dichiarazione della società civile su tecnologia e precauzione alla COP 15 di Copenhagen

December 5, 2009 |

look before you leap: immagine creata da ETCGroup

È sempre più evidente come alcuni paesi (ed in particolare Canada, USA e Regno Unito) stiano tentando di presentare l’accordo sulla tecnologia come il metro del successo della conferenza climatica di Copenaghen, per poi invece evitare qualsiasi accordo su elementi sostanziali. Il linguaggio proposto nei testi negoziali è così vago e impreciso, che quasi qualunque tecnologia, anche pericolosa o dannosa come energia nucleare e geo-ingegneria, potrebbe venire considerata ai fini della mitigazione o dell’adattamento ai cambiamenti climatici, e quindi venir legittimata, istituzionalizzata e ricevere nuovi finanziamenti. C’è bisogno di prevenire questa situazione. Questa dichiarazione (alla cui formulazione ha partecipato anche Eco Pax Mundi/GiustiziaClimatica) è un primo passo in questa direzione. Questa dichiarazione sarà presentata pubblicamente durante una conferenza stampa a Copenaghen il 10 Dicembre 2009.

È bene guardare due volte prima di saltare…

LA SOCIETÀ CIVILE CHIEDE VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DELLE TECNOLOGIE NELL’AMBITO DI UN ACCORDO A COPENHAGEN

Il trasferimento di tecnologia è uno dei quattro temi principali che verranno discussi nel corso dei negoziati sulle azioni di cooperazione
per il lungo termine a Copenaghen (gli altri sono mitigazione, adattamento e finanziamenti). Il testo negoziale preliminare contiene diverse misure volte ad accelerare la diffusione di nuove tecnologie. Con ogni probabilità i negoziati si tradurranno in un “piano d’azione” e in un nuovo “organismo” di gestione delle tecnologie, che dovrà coordinare diversi pannelli tecnici e/o centri di innovazione, e che avrà grande influenza negli anni a venire sul tipo di sostegno politico e finanziario che le nuove tecnologie riceveranno. In questo quadro, è di grande importanza riuscire a fare in modo che siano le tecnologie appropriate e benefiche a ricevere il necessario sostegno, e non quelle pericolose o dannose. Questo non avverrà senza una valutazione approfondita ed adeguata degli impatti ambientali e sociali di ogni nuova tecnologia.

Noi, gruppi della società civile e movimenti sociali di tutto il mondo, comprendiamo l’urgenza di trovare soluzioni reali e durature alla crisi dei cambiamenti climatici, di cui riconosciamo le conseguenze potenzialmente drammatiche che si verranno a materializzare se tali soluzioni non saranno raggiunte. E il modo di affrontare questa crisi passa attraverso la riduzione delle emissioni dei gas serra.

Alcune aziende, individui ed anche alcuni governi stanno alimentando panico e disperazione, al fine di promuovere, come “la nostra unica
alternativa”, l’adozione di tecnologie immature o non testate. Noi non vogliamo assistere alla proliferazione di tecnologie potenzialmente
pericolose, senza considerarne i possibili impatti sociali e ambientali. Alcune di queste tecnologie, promosse per la loro supposta capacità di catturare il carbonio o di manipolare i sistemi naturali, potrebbero avere conseguenze disastrose per la società e per l’ambiente. È bene anche ricordare che tecnologie che potrebbero essere utili in certi contesti possono essere dannose in altri.

In molti casi, le soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici sono a portata di mano, e non richiedono l’adozione di nuove tecnologie complesse ed avanzate, ma piuttosto l’adozione di decisioni consapevoli, e di politiche climatiche volte a ridurre la nostra “impronta ecologica”. Molti popoli indigeni, ad esempio, o comunità agricole, utilizzano tecniche tradizionali comprovate ed efficaci, con cui fanno fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. Ignorare pratiche locali esistenti ed adatte al loro contesto socio-ambientale, al fine di promuovere solo nuove techniche “moderne” e proprietarie, non ha senso.

Tecnologie che siano valutate come socialmente ed ecologicamente sicure possono e devono essere scambiate reciprocamente. Le regole
della proprietà intellettuale non devono rappresentare un ostacolo. Tuttavia, alcune delle tecnologie che sono promosse come “sicure per
l’ambiente”, hanno prevedibili impatti negativi, sia sociali che ambientali. Ad esempio:

  1. L’energia nucleare comporta noti pericoli per la salute umana e l’ambiente, nonché un potenziale enorme prericolo per la proliferazione delle armi nucleari
  2. Piantagioni di alberi e piante per la produzione di bioenergia e di agrocarburanti possono provocare la rimozione forzosa di contadini e
    comunità indigene, come pure la distruzione di ecosistemi ad alta densità di carbonio, accelerando così i cambiamenti climatici
  3. Pratiche agricole basate su piante ed alberi geneticamente modificati, l’uso di prodotti agro-chimici e di fertilizzanti sintetici, monocolture e allevamento di bestiame su scala industriale, aumentano i rischi collegati ai cambiamenti climatici, alla salute umana e alla biodiversità.

Interventi tecnologici intenzionali e su larga scala negli oceani, nell’atmosfera e nel suolo (geoingegneria) potrebbero ulteriormente destabilizzare il sistema climatico e causare un impatto devastante sui paesi lontani da quelli che prendono le decisioni.

  1. La fertilizzazione dell’oceano ha il potenziale per distruggere gli ecosistemi marini e modificarne la catena alimentare.
  2. L’iniezione di solfati nella stratosfera potrebbe causare siccità estese nelle regioni equatoriali, causando carestie e peggiorando le
    crisi alimentari.
  3. Il cosiddetto “biochar” non si è dimostrato un efficace metodo di cattura del carbonio e/o di miglioramento del suolo, eppure è
    fortemente promosso da certi interessi economici.

È probabile che a Copenhagen sia creato un nuovo organo internazionale che abbia la responsabilità di coordinare lo sviluppo e diffusione di tecnologie “climatiche”, e a cui saranno assegnati nuovi fondi. Eppure ad oggi non vi è menzione, nei documenti negoziali, della necessità di valutare gli impatti sociali, economici e ambientali di queste tecnologie (che hanno spesso una portata transfrontaliera), o della
necessità di considerare il punto di vista di gruppi e comunità che ne subiranno le consueguenze, come le donne, i popoli indigeni, contadini
e pescatori.

Il principio di precauzione richiede una valutazione accurata delle tecnologie prima, non dopo, che i governi e le agenzie intergovernative comincino a finanziarne lo sviluppo, e a cooperare per la loro diffusione. Esiste un precedente nel diritto internazionale: il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, ratificato da 157 paesi, attua tale principio nell’ambito degli organismi geneticamente modificati. È fondamentale prevedere procedure di consultazioni pubbliche nazionali e internazionali, promuovendo in particolare la partecipazione di quelle comunità che possono essere direttamente interessate dall’applicazione delle nuove tecnologie. La gente deve poter esercitare la facoltà di decidere quali tecnologie accettare, e deve essere libera di respingere quelle che possano produrre danni sociali e/o ambientali.

Pertanto chiediamo che siano previste ed applicate a livello internazionale procedure chiare e coerenti su tutte le nuove tecnologie legate ai cambiamenti climatici. Gli Stati presenti alla Conferenza sui cambiamenti climatici (COP 15) devono garantire l’adozione di meccanismi precauzionali di valutazione che siano rigorose, e che abbiano carattere giuridicamente vincolante, in modo tale che i rischi, i potenziali impatti, e l’appropriatezza di queste nuove tecnologie, possano essere valutate in maniera adeguata e democratica, prima della loro diffusione. Ogni nuovo organo per la valutazione e il trasferimento di tecnologia deve avere una rappresentazione equa, sia geografica che di genere, e deve inoltre facilitare la piena consultazione e partecipazione di contadini, popoli indigeni e comunità locali potenzialmente interessate.

Questo documento è stato sottoscritto da (al 4.12.2009)

Asian Women’s Indigenous Network, InternationalAdvocates of Science
and Technology for the People, Philippines
Biofuelwatch, UK
Centro ecologico, BrazilCentre for Food Safety, USA
Eco Nexus, UK
ETC Group, International
Eco Pax Mundi, International
Food Secure Canada
CESTA -Friends of the Earth- El Salvador
Friends of the Earth -USA
Friends of the Earth (HABURAS FOUNDATION),Timor-Leste
Gaia Foundation, UKGender CC- Women for Climate Justice,
GermanyInternational Centre for Technology Assessment, USA
National Farmers Union, CanadaNGO Working Group on the Asian
Development Bank, International
SEARICE, PhilippinesSmartmeme, USA
Sustainable Energy and Economy Network, USA
Tebtebba, Philippines
Third World Network, International

Per aggiungere la tua organizzazione, invia una email con indicato nell’oggetto “Look Before You Leap” a francesca@etcgroup.org

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