Giustizia Climatica

Le promesse da mantenere a Copenhagen sulle riduzioni di CO2

December 3, 2009 |

La COP 15 di Copenhagen è dietro l’angolo, ed è forse bene dare un’occhiata alle promesse di riduzione delle emissioni di CO2 che veranno presentate dai vari Stati, con particolare attenzione a quelli con maggiore responsabilità o peso politico. Un sito utile a questo scopo è il Climate Action Tracker, dove si possono trovare dettagliate informazioni sulle promesse di emisison, la tipologia (intensità energetica oppure riduzioni assolute) e informazioni sul tipo di promessa (legge, dichiarazione politica etc.). Qualche esempio.

Se la Norvegia ipotizza di diventare “neutrale” in termini di emissioni nel 2030, l’Unione Europea si è impegnata a ridurre le proprie emisisoni del 20% nel 2020 (o del 30% nel cado di un accordo a Copenhagen) rispetto al 1990; il Brasile del 36-39%, e l’Indonesia del 26%, entrambe rispetto alle proiezioni di business-as-usual (quindi intensità energetica), e al 2020. Il Giappone, infine, del 20% nel 2020, rispetto al 1990.

Ma vediamo più nel dettaglio le promesse fatte di recente dai grandi protagonisti delle ultime settimane di incontri e accordi bilaterali. Con l’aiuto del sito Sandbag Climate Game e del convertitore di obiettivi di emissioni, diamo un’occhiata alle “promesse” di riduzione delle emissioni di CO2 delle nazioni chiave per raggiungere un accordo - benché politico - a Copenhagen.

Stato Anno di riferimento Riduzione % Riduzione effettiva rispetto al 1990
India 24% (intensità energetica) 2005 +34.2%
Cina 40% (intensità energetica) 2005 +38%
US 17% 2005 -3.4%
Canada 20% 2006 -1.6%




I dati che riguardano Cina e India indicano un effettivo incremento delle emissioni ,dal momento che le rispettive promesse si riferiscono a riduzioni dell’intensità energetica - ossia alla riduzione delle emissioni per unità di PIL - e non alla riduzione del livello assoluto delle emissioni. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, come già sottolineato, la reale riduzione del 3,4% rispetto al 1990 discende dal fatto che l’anno di riferimento di quel 17% è il 2005, e tra il 1990 e il 2005 le emissioni degli USA sono aumentate sensibilmente (ricordiamo che l’amministrazione Bush aveva indicato come unica politica climatica proprio la riduzione dell’intensità energetica). Lo stesso discorso vale per il Canada, il cui anno di riferimento però è il 2006.

A fronte di questa situazione, che peraltro tende a confondere, per via dei differenti anni di riferimento utilizzati, il quadro scientifico più moderato richiederebbe riduzioni di almeno il 25%-40% a livello globale entro il 2020, e dell’80% nel 2050.

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