Giustizia Climatica

Obama, le riduzioni di CO2 e la COP15: illusionismo a Copenhagen?

November 26, 2009 |

Nella giornata di ieri l’amministrazione Obama ha comunicato quelli che saranno i propri impegni in termini di riduzione delle emissioni di CO2, da presentare ufficialmente alla COP 15 di Copenhagen, a Dicembre (7-18). Obama ha inoltre confermato la sua presenza alla Conferenza, e la sua intenzione a contribuire efficacemente al raggiungimento di un accordo che sia comprensivo e di immediata applicazione. Gli obiettivi dichiarati prevedono una riduzione delle emissioni americane del 17% entro il 2020, del 30% nel 2025, e del 42% nel 2050. Eppure c’è aria di illusionismo. Vediamo come mai.

Sono due gli elementi centrali che danno l’impressione che ci troviamo di fronte a dell’illusionismo. Uno è legato alle vicende del recente G2 tra USA e Cina, in cui sono stati raggiunti accordi ben specifici in tema soprattutto di collaborazione tecnologica. Il secondo ha a che vedere con gli obiettivi stessi, e i problemi “nascosti” all’interno dei numeri dati.

I numeri delle riduzioni di CO2 di Obama

Innanzitutto si vede subito come queste riduzioni siano in tutto simili a quelle previste dalla legge Waxman-Markey. Di particolare importanza è l’anno di riferimento, che è il 2005, contro il 1990 utilizzato più comunemente, e innanzitutto nel Protocollo di Kyoto. Lars Haltbrekken di Friends of the Earth Norway considera giustamente come utilizzando il 2005 come anno di riferimento questi obiettivi mascherano il fatto che riferiti al 1990 gli stessi corrisponderebbero ad una riduzione del 3-4% solamente, ossia metà circa degli obblighi previsti per gli USA dal Protocollo di Kyoto, con un orizzonte temporale spostato in avanti di quasi 10 anni.
Abbiamo già visto come la strategia degli Stati Uniti sia chiaramente quella di non obbligarsi in nessun modo in maniera più onerosa di quella prevedibile secondo dinamiche politiche ed economiche interne (vedi per un’analisi più dettagliata Aspettando COP15: requiem per il Protocollo di Kyoto o Il treno per Copenhagen deraglia a Bangkok?).
Ma le previsioni delle Waxman-Markey, approvata dalla Camera americana (o di una sua eventuale evoluzione futura su cui il Congresso riuscirà a raggiungere l’accordo, cosa che è abbastanza problematica), hanno anche un’altra serie di problemi che ne fanno una proposta forse peggiore che niente. Ricordiamo qui le previsioni riguardanti gli offset (ossia la possibilità di contabilizzare come riduzioni ai fini della legislazione, di riduzioni di CO2 avvenute attraverso progetti in paesi in via di sviluppo), che garantiranno che nessuna riduzione sarà necessaria sul suolo americano per molti anni! Per maggiori dettagli si rinvia alla nostra analisi critica della Waxman-Markey.

L’accordo tra USA e Cina

Ma veniamo al secondo elemento. Pochi giorni fa USA e Cina hanno siglato un accordo di cooperazione in materia di energia “pulita” e tecnologia per combattere i cambiamenti climatici. In attesa di una dettagliata analisi dell’accordo, esaminiamone alcuni punti. A parte il solito riferimento all’efficienza energetica (i cui problemi come strumento per ridurre le emissioni sono brevemente trattati in una nostra analisi della politica climatica di Obama), gli elementi più interessanti sono i seguenti:

IL CARBONE DEL XXI° SECOLO: partira’ un programma di cooperazione tecnica tra scienziati e ingegneri dei due paesi volto allo sviluppo del cosiddetto clean coal (carbone pulito) e di tecnologie per il prelievo e lo stoccaggio del carbone (anche noto come cattura e sequestro geological del carbonio).

GAS PROVENIENTE DA GIACIMENTI MINERARI O SHALE GAS: gli Stati Uniti metteranno a disposizione la loro e esperienza e conoscenza per accertare le potenzialita’ e le linee guida per uno sviluppo dell’utilizzo di shale gas e successivamente favoriranno investimenti in questo settore.

NUCLEARE: saranno confermati gli accordi presi nel III° meeting dell’Associazione Globale sull’Energia Nucleare tesi a promuovere l’uso pacifico del nucleare e che comprendono anche assicurazioni sullo stoccaggio sicuro delle scorie e sulle regole per minimizzare rischi di proliferazione di armi atomiche.

Questi tre punti mettono chiaramente in evidenza come il piano di cooperazione abbia come obiettivo centrale la sicurezza energetica ad ogni costo, piuttosto che la mitigazione dei cambiamenti climatici e la transizione ad una società decarbonizzata e costruita su consumi sostenibili.

Il Clean Coal è un’illusione, e la tecnologia della cattura e sequestro della CO2 crea ben più problemi di quanti non sia in grado di risolverne. Inoltre, continua ad incentivare l’estrazione di carbone, con tutti i problemi sociali ed ambientali che esso comporta, soprattutto per quanto riguarda i metodi estrattivi chiamati mountain top removal. Si rinvia, per maggiori dettagli al nostro articolo Il Clean Coal e il sequestro geologico del carbonio. Un altro interessante articolo che illustra aspetti problematici del sequestro geologicoa è apparso sulla rivista Low-tech Magazine.

L’estrazione di Shale Gas (gas che si trova in giacimenti minerari), presenta simili problemi ambientali a quelli relativi all’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose, e in particolare l’enorme consumo di acqua in fase di estrazione, e l’enorme - e corrispondente - flusso di acque tossiche che sono raccolte in pozze a cielo aperto, oppure iniettate sottoterra. Per dettagli si rinvia alle informazioni rese disponibili dalla Catskill Citizens for Safe Energy, e che discutono una lunga lista di problemi ambientali e sociali (in particolare di salute pubblica) causati dalla estrazione di shale gas. Di particolare interesse queste immagini che mostrano le tecniche di “fratturazione” (fracturing) necessarie per l’estrazione di gas, e le loro potenziali conseguenze negative.

Infine, il nucleare. C’è ben poco da osservare su questo punto, se non il fatto che la scelta del nucleare sottolinea ancora di più come le pur misere riduzioni di emissioni di CO2 saranno il frutto di illusionismo e di scelte energetiche pericolose per ambiente e società. Questo accordo “climatico” rappresenta quindi ai nostri occhi un esempio - ulteriore - di illusionismo, dove le riduzioni saranno solo il risultato della contabilizzazione di scelte energetiche miopi e distruttive.

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