Gli agrocarburanti sono assetati di acqua
November 26, 2009 |
Gli agrocarburanti sono una delle soluzioni propugnate daalla politica climatica ufficiale. La prima generazione di agrocarburanti è stata ampiamente criticata per il pessimo ritorno in termini energetici, per l’altrettanto pessimo bilancio in termini di emissioni nette di gas serra, e infine per i problemi legati alla crisi alimentare globale, cui gli agrocarburanti hanno contribuito in maniera significativa. Ora però Unione Europea, Brasile, Indonesia, Stati Uniti e altri paesi stanno scommettendo sulla seconda generazione, che dovrebbe eliminare i problemi di competizione con l’agricoltura “tradizionale” (= a fini alimentari), utilizzando materiali di scarto e piante non destinate all’alimentazione. La UNFCCC ha tra l’altro da poco approvato una nuova metodologia per il Clean Development Mechanism, per cui si apriranno le porte all’inclusione della produzione di agrocarburanti nell’ambito del regime climatico e dei progetti di cosiddetto “sviluppo sostenibile” previsti appunto attraverso il meccanismo del CDM. Ma un recente studio mostra come gli agrocarburanti siano assetati di acqua: per produrre un litro di biodiesel vi vogliono volumi d’acqua cha vanno dai 1400 litri ai 20000 litri, a seconda del materiale e/o pinata utilizzato/a per la produzione!
L’articolo analizza il consumo idrico di 12 diverse piante, e compara i consumi necessari per la produzione di bioelettricità, bioetanolo e biodiesel, quest’ultimo mostrando i consumi più alti. Riproduciamo l’abstract dell’articolo, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences nel giugno del 2009:
All energy scenarios show a shift toward an increased percentage of renewable energy sources, including biomass. This study gives an overview of water footprints (WFs) of bioenergy from 12 crops that currently contribute the most to global agricultural production: barley, cassava, maize, potato, rapeseed, rice, rye, sorghum, soybean, sugar beet, sugar cane, and wheat. In addition, this study includes jatropha, a suitable energy crop. Since climate and production circumstances differ among regions, calculations have been performed by country. The WF of bioelectricity is smaller than that of biofuels because it is more efficient to use total biomass (e.g., for electricity or heat) than a fraction of the crop (its sugar, starch, or oil content) for biofuel. The WF of bioethanol appears to be smaller than that of biodiesel. For electricity, sugar beet, maize, and sugar cane are the most favorable crops [50 m3/gigajoule (GJ)]. Rapeseed and jatropha, typical energy crops, are disadvantageous (400 m3/GJ). For ethanol, sugar beet, and potato (60 and 100 m3/GJ) are the most advantageous, followed by sugar cane (110 m3/GJ); sorghum (400 m3/GJ) is the most unfavorable. For biodiesel, soybean and rapeseed show to be the most favorable WF (400 m3/GJ); jatropha has an adverse WF (600 m3/GJ). When expressed per L, the WF ranges from 1,400 to 20,000 L of water per L of biofuel. If a shift toward a greater contribution of bioenergy to energy supply takes place, the results of this study can be used to select the crops and countries that produce bioenergy in the most water-efficient way.
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