Tribunale della Giustizia Climatica a Cochabamba, Bolivia
October 13, 2009 |
La prima udienza del Tribunale della Giustizia Climatica è stata convocata a Cochabamba in Bolivia, il 13 e 14 doi Ottobre 2009. L’obiettivo è quello di rendere visibili gli effetti dei cambiamenti climatici e giudicare gli Stati primariamente responsabili e le società transnazionali per il surriscaldamento globale, per le violazioni dei diritti umani, dei diritti dei popoli e dei diritti della Madre Terra. Allo stesso tempo il Tribunale intende denunciare le false soluzioni quali agrocombustibili, grandi dighe, il mercato del carbonio, e le loro conseguenze negative su comunità e ambiente. Offriamo un riassunto della convocazione originale.
Il processo negoziale del regime climatico delle Nazioni Unite e i rapporti dell’IPCC hanno evidenziato gli effetti sul clima delle emissioni di gas serra; effetti in alcuni casi irreversibili. Allo stesso tempo la COP 15 di Copenahgen, che dovrebbe risultare nell’adozione di un nuovo testo legale per combattere i cambiamenti climatici, sembra destinata a fallire, mettendo in evidenza la lentezza della risposta dei paesi industrializzati e del sistema delle Nazioni Unite. Questo a fronte di un’urgenza crescente.
È divenuto evidente anche come manchi la volontà politica dai parte dei paesi industrializzati nell’assumersi le proprie responsabilità sia in termini di riduzione delle emissioni, che di rimozione delle cause alla radice dei cambiamenti climatici, risultato di uno stile di vita insostenibile, e risultanti nella sempre più evidente vulnerabilità dei paesi e dei popoli più poveri. Nel frattempo, la diseguaglianza sociale cresce.
L’unico modo per evitare la continua deforestazione e la devastazione della biosfera è quello di modificare alla radice il paradigma di sviluppo, e al contempo riconoscere gli effetti che strumenti come gli agrocarburanti hanno in termini di diritti umani, sovranità alimentare e diritti delle popolazioni indigene.
In questo contesto diversi settori della società civile, e particolarmente popolazioni e nazioni indigene, movimenti di agricoltori e pescatori, abbiamo deciso di costruire un Tribunale Internazionale per la Giustizia Climatica, che contribuisca ad identificare ed a sanzionare moralmente i veri responsabili dei crimini contro la Madre Terra e i suoi abitanti. Questo tribunale si propone come uno spazio in cui i diversi movimenti possano promuovere la vigilanza sociale e la giustizia climatica in una maniera che vada ben al di là di quello che avverrà a Copenhagen, e cercando in futuro di stimolare la costruzione di un sistema che sanzioni legalmente i crimini ambientali e sociali.
L’obiettivo generale di questo tribunale è quello di rendere visibili gli effetti dei cambiamenti climatici e giudicare gli Stati primariamente responsabili e le società transnazionali per il surriscaldamento globale, per le violazioni dei diritti umani, dei diritti dei popoli e dei diritti della Madre Terra. Allo stesso tempo il Tribunale intende denunciare le false soluzioni quali agrocombustibili, grandi dighe, il mercato del carbonio, e le loro conseguenze negative su comunità e ambiente.
Obiettivi specifici sono:
- Rafforzare la capacità di vigilanza e la lotta dei popoli per la giustizia climatica
- Sensibilizzare il mondo sulla giustizia climatica
- Promuovere l’adozione di politiche, strategie e azioni ambientali atte a prevenire e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, e contrastare le false soluzioni
- Promuovere la costruzione giuridica dei crimini ambientali
- Contribuire attraverso l’esperienza del Tribunale e dei concetti di debito ecologico e giustizia climatica alla formulazione dei diritti della Madre Terra
Questo il nostro riassunto. L’intero documento nell’originale in spagnolo si può scaricare sul sito della Fondazione Solon.
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