Giustizia Climatica

Inizia il summit delle popolazioni indigene sui cambiamenti climatici

April 21, 2009 |

Il 20 Aprile è iniziato il Summit sui cambiamenti climatici delle popolazioni indigene, organizzato dal Inuit Circumpolar Council ad Anchorage, Alaska. L’obiettivo del Summit è quello di facilitare scambi di informazioni, esperienze e conoscenza in relazione a impatti e adattamento ai cambiamenti climatici, e sviluppare il messaggio e le raccomandazioni da articolare e presentare in comune alla COP15 che si terrà a Copenhagen nel Dicembre 2009.
Le popolazioni indigene vivono a stretto contatto con l’ambiente naturale, e per questo motivo si trovano in una posizione “d’avanguardia” rispetto agli effetti del surriscaldamento globale, fungendo per molti versi da campanello d’allarme, e allo stesso tempo soffrendone per primi gli impatti negativi (Vari villaggi inuit, ad esempio, devono venire “spostati” per via dei mutamenti delle condizioni climatiche in Alaska[1]).
La ricca eredità di conoscenze tradizionali sono un altro punto che verrà discusso durante il summit, e la maniera di utilizzarle come strumento di mitigazione e adattamento ai mutamenti ambientali e climatici in corso.

Nel corso dei negoziati in seno alle Nazioni Unite però, le popolazioni indigene faticano a trovare spazi e voce, nonostante la loro particolare circostanza di essere, come detto, un’avangiardia climatica, e d’altro lato, per non aver contribuito alle alterazioni climatiche. A questo proposito, ci sembra importante riproporre la Dichiarazione del Forum Internazionale delle Popolazioni Indigene sui Cambiamenti Climatici all’ High Level Segment della 13ma Conferenza delle Parti, tenutasi a Bali:

Signor Presidente, delegati

A nome del Forum Internazionale delle Popolazioni Indigene sui Cambiamenti Climatici (IFIPCC), vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che oltre l’80% della biodiversità mondiale e la maggior parte delle foreste si trovano nei nostri territori. Le popolazioni indigene rappresentano 350 milioni di persone nel mondo e il 90% della diversità culturale mondiale. Si, noi stiamo soffrendo i peggiori impatti dei cambiamenti climatici senza aver contribuito ad essi, come ampiamente evidente in molti dei territori delle varie Popolazioni Indigene, e questi effetti minacciano la nostra sopravvivenza.

Noi, Popolazioni Indigene, abbiamo espresso le nostre preoccupazioni alla UNFCCC fin da SBSTA 13 a Lione, Francia, 2000. Eppure, nonostante anni di esperienza e di sforzi per partecipare a questo processo, e nonostante l’altisonante supporto e l’approvazione quest’anno della Dichiarazione dei Diritti delle Popolazioni Indigene delle Nazioni Unite, noi proviamo un profondo disappunto di fronte al fatto che, proprio mentre inizia il Secondo Decennio Internazionale delle Popolazioni Indigene delle Nazioni Unite, gli Stati continuano ad ignorare le nostre richieste e i nostri contributi, e noi siamo stati esclusi dal processo di Bali. Ciò è inaccettabile.

Signor presidente, l’IFIPCC vuole usare questa opportunità per riaffermare i seguenti punti:

a. Noi chiediamo la creazione dei un Gruppo di Esperti sui Cambiamenti Climatici e sulle Popolazioni Indigene , con la piena partecipazione delle Popolazioni Indigene, tenendo in considerazione l’esempio del Forum Permanente su Questioni Indigene delle Nazioni Unite (UNPFII), che include esperti indigeni;

b. Noi chiediamo la creazione di un fondo volontario per la piena e sostanziale partecipazione delle Popolazioni Indigene, sull’esempio del fondo che esiste nall’ambito della Convenzione sulla Biodiversità (CBD);

c. Noi chiediamo che la Conferenza delle Parti riconosca e si attivi al fine di ridurre gli effetti deleteri dei cambiamenti climatici sulle Popolazioni Indigene; e che ci si astenga da schemi e progetti di adattamento e mitigazione promossi come soluzioni ai cambiamenti climatici ma che devastano le terre e le comunità delle Popolazioni Indigene e causano violazioni dei diritti umani, schemi e progetti come meccanismi di mercato, commercio del carbonio, agrocarburanti e in particolar modo progetti REDD (deforestatione evitata o ridotta). Tutti i piani di adattamento e mitigazione con effetti su comunità indigene devono seguire i principi del consenso preventivo ed informato delle comunità coinvolte, specialmente quelle su cui ricadono gli effetti maggiori.

d. Noi chiediamo la piena ed effettiva partecipazione delle Popolazioni Indigene a tutti i livelli di pianificazione, decisione ed implementazione del Progamma di Lavoro Quinquennale di Nairobi, inclusi i programmi SBI e SBSTA e chiediamo altresí che si adotti un approccio basato sui diritti umani in tali processi, e chiediamo di coinvolgere il Consiglio sui diritti Umani delel Nazioni Unite per monitorare gli impatti dei processi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici sulle Popolazioni Indigene

e. Noi chiediamo che qualunque meccanismo finanziario su cui si raggiunga l’accordo qui a Bali debba essere facilmente accessibile, e consentire diretto access alle Popolazioni Indigene, e sottolineiamo come l’Adaptation Fund sia finanziato totalmente tramite progetti di tipo CDM che è la causa di effetti disastrosi sulle terre e sulle risorse delle Popolazioni Indigene, e che è anche causa della violazione dei loro diritti in maniere che sono risultate nella perdita di vite umane e di rimozione forzata dalle loro terre

f. Noi chiediamo all’UNFCCC di inviare i suoi rapporti alla 7ma Sessione dell’UNPFII, ad Aprile 2008, dato che il tema principale ti quella sessione verterà sui cambiamenti climatici e sulle Popolazioni Indigene.

Sig. Presidente, l’IFIPCC Crede sinceramente che le Popolazioni Indigene abbiano un ruolo nell’ambito di questa Convenzione e del Protocollo. è il momento di cooperare nei nostri sforzi per cobattere i cambiamenti climatici in una maniera che riconosca come fondamentali i problemi di giustizia sociale, integrità ambientale e diritti umani e delle Popolazioni Indigene.

Terima Kasih!

[1] InterPress Service / ENVIRONMENT: Indigenous Peoples Demand Greater Role in Climate Debate, di Stephen Leahy, TierramÈrica: “The village of Newtok about 800 kilometres east of Anchorage is the first of several villages in need of relocation due to climate change. Because of higher average temperatures intensifying river flow and melting permafrost are destroying homes and infrastructure forcing 20 residents to relocate to a higher site 15 km west at an expected cost in the tens of millions of dollars. Five other Alaskan Inuit settlements are in urgent need of relocation [...]“

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