Il Clean Coal e il sequestro geologico del carbonio
April 2, 2009 |
il clean coal (carbone pulito), che viene promosso come soluzione ai cambiamenti climatici e ai problemi di sicurezza energetica, proprio pulito in realtà non lo è. Al contrario, il carbone è il combustibile fossile con i maggiori problemi sociali e ambientali, considerando i disastri ecologici legati ai metodi di estrazione e alle emissioni non solo di gas serra ma anche di metalli pesanti e altre sostanze tossiche durante tutto il ciclo estrattivo e produttivo. Si devono anche considerare, in primo luogo, le condizioni di lavoro dei minatori, e le conseguenze ambientali del metodo estrattivo cosiddetto Mountain Top Removal Mining, in cui si fa esplodere la cima di una montagna per poi arrivare al carbone sottostante.
Questo metodo produce cambiamenti topografici e una montagna di detriti solidi e liquidi (il cosiddetto coal sludge) e conseguenze nocive per ambiente e popolazioni locali. Rimandiamo all’articolo linakto oppure alla voce di wikipedia per dettagli). In secondo luogo, non bisogna dimenticare neanche le emissioni di sostanze tossiche “locali”, cioè che provocano danni alla salute e all’ambiente laddove sono emesse (si pensi a particolati, metalli pesanti, ossidi di zolfo, nitriti e nitrati….).La tecnologia di riferimento per quanto riguarda il carbone pulito (che viene inserito nella sezione sulle energie sostenibili e rinnovabili!) implica la cattura e conseguente sequestro geologico del carbonio. Sia in Europa che negli Stati Uniti si sta spingendo molto per far maturare questa tecnologia, che secondo l’industria e una buona fetta della società civile potrebbe rappresentare un’indolore soluzione ai problemi dei cambiamentei climatici. Il principio è quello di “catturare” le emissioni di CO2, sequestrarle e quindi depositarle in formazioni geologiche sotterranee, nella speranza che la CO2 rimanga sotterrata per sempre. Il New York Times ha recentemente scritto di questa tecnologia in termini del più grande progetto di smaltimento di rifiuti tossici intrapreso dall’uomo, considerando che una (grande) perdita di CO2 potrebbe essere tanto pericolosa quanto una perdita di combustibile nucleare.
In Europa in particolare si scommette molto su questa tecnologia. La Norvegia è all’avanguardia sia sul piano della ricerca e sviluppo, che sul piano politico e di policy, con progetti piloti e promozione lobbystica della tecnologia sia da parte delle autorità che di ONG ambientaliste come Bellona, il cui leader, Frederic Haugen promuove il sequestro della CO2 da anni. E Haugen è stato infatti nominato vice-presidente della Technology Platform on Zero Emission Fossil Fuel Power Plants (ZEP) dell’Unione Europea. Haugen e Bellona considerano il sequestro della CO2 come un punto chiave per un accordo post-Kyoto (in inglese) e per la riduzione delle emissioni. Bellona è anche dietro la proposta del parlamentare europeo inglese Chris Davies, che vorrebbe che dal 2020 ogni nuovo impianto a combustibili fossili sia equipaggiato con la tecnologia di sequestro. Nel frattempo, la società energetica svedese Vattenfal ha lanciato il primo impianto a carbone equipaggiato con la tecnologia di cattura e sequestro di carbonio, col fine di testare la tecnologia e approtare migliorie in base ai risultati del progetto pilota. Le tedesche RWE e E.On saranno in grado presto di lanciare i loro progetti pilota, con E.On che intende utilizzare questa tecnologia su larga scala dal 2020.
Ma che vantaggi offre questa tecnologia?
A parte la considerazione che mantenere operativi impianti a carbone, pur se equipaggiati con sistemi di sequestro geologico della CO2 verrebbe a frenare la transizione energetica e tecnologica verso energia rinnovabile ed effettivamente pulita, il sequestro della CO2 presenta inoltre una serie di problemi e rischi che vengono continuamente e sistematicamente minimizzati dalle industrie interessate (industria del carbone, petrolifera, automobilistica, ferroviaria, eletrrica etc.) e dai leader politici che supportano questa strada.
Un recente rapporto preparato per Greenpeace International (.PDF, in inglese) da Emily Rochon (et alia) mostra come in realtà una tale tecnologica sia richiosa, presenti problemi sociali a giuridici complessi e non sia sufficientemente matura anche fosse sicura ed efficiente.
Riassumendio il rapporto, si possono menzioanre i seguenti punti:
- La cattura della CO2 richiede un consumo aggiuntivo di energia tra il 10% e il 40% per ogni impianot equipaggiato con tale sistema. Quindi ogni 4 impianti ce nevorrebbe un quinto solo per fornire energia al sistema di cattura esequestro
- Questo sistema richiede anche un incremento del consumo di acqua del 90%
- Il deposito sotterraneo della CO2 è rischioso. Non c’è nessuan garanzia che la CO2 rimanga sottoterra, né per quanto tempo. Gli effetti del deposito potrebbero venir vanificati anche da perdite minime sostenute nel tempo
- Vi sono problemi di responsabilità. Una significativa perdita di CO2 può uccidere vegetazione, animali ed esseri umani in un’area molto estesa. L’industria è già al lavoro per far sI che la responsabilità di tali eventi ricada sui contribuenti.
- Non c’è tempo. Il consenso scientifico considera il 2015 la data entro la quale le emissioni di CO2 devono cominciare a diminuire. Il sequestro della CO2 non sarà disponibile in via commerciale prima del 2020, mentre le proiezioni più comuni e gli esperti dell’industria (in inglese) non lo considerano implementabile prima del periodo 2030-2050.
Il sequestro geologico del carbonio però sembra essere una delle carte su cui si scommetterà nel prossimo futuro. Già al G8 di Gleneagles, nel 2005, nel documento finale intitolato Gleneagles Plan of Action (GPA), veniva definita la visione strategica del G8 ,in cui uno degli obiettivi principali è il clean coal e (quindi) il sequestro geologico del carbonio (insieme ad efficienza energetica, nucleare, agrocarburanti e comportamento dei consumatori secondo il modello di consumo “sostenibile”). Questa scelta discenda dal riconoscimento che i combustibili fossili (e il carbone in particolare) rappresenteranno un larga fetta del mix energetico per decenni. Nel novembre 2007 si è poi tenuto, a Calgary, in Canada, un workshop di esperti organizzato dalla International Energy Agency e dal Carbon Sequestration Leadership Forum, originariamento richiesto durante il Gleneagles Summit dai leader del G8. Il risultato del workshop si può sintetizzare attraverso una dichiarazione di Neil Hirst, Direttore dell’Office of Technology della International Energy Agency:
Coal and other fossil fuels will continue to play a predominant role in the world’s energy supply for many decades to come. This conclusion demonstrates that a very powerful international consensus is building on the urgency of adopting carbon dioxide capture and storage as a key emission abatement option”.
Il documento evidenzia infatti le raccomandazioni degli esperti: “this technology to be deployed urgently as a key element in the response to climate challenge”. E il piano è pronto: “[t]wenty full-scale plants each storing more than a million tonnes per year of CO2 need to be operating by 2020 worldwide”.
Legambiente, da parte sua, ha pubblicato da poco (Febbraio 2009) un dossier sul carbone intitolato Stop al Carbone 2009, in cui esamina le ragione per cui si dovrebbe fermare l’utilizzo del carbone come fonte energetica industriale. In sintensi, il dossier enumera cinque ragioni, che qui riportiamo (ma vi invitiamo a leggere l’intero dossier):
- Le centrali esistenti inquinano a ritmi crescenti e sforano i limiti Ue sulla CO2 6
- Le nuove centrali aumenterebbero il ritardo dell’Italia nella lotta ai cambiamenti climatici 8
- Il carbone pulito non esiste 10
- Il carbone non ridurrà la bolletta energetica del Paese 12
- Il carbone non aumenterà la sicurezza e l’efficienza energetica dell’Italia
Che soluzione qundi? Sembra più un’altra distrazione per evitare di confrontarsi con il reale problema sottostante i cambiamenti climatici, e gli altri problemi ecologici globali e locali: il consumo e la crescita materiale dell’economia, e dei suoi rifiuti.
Tags: carbone > clean coal > False soluzioni > sequestro geologico del carbonio












