Dichiarazione di Poznan: un nuovo piano radicale per la giustizia climatica!
December 17, 2008 |
La dichiarazione è stata presentata dall’Allenaza Climate Justice Now! Il 12 dicembre alla COP14 tenutasi a Poznan. Ecco la (nostra) traduzione in italiano della dichiararazione di Poznan.
Un nuovo piano radicale per la giustizia climatica!
Dichiarazione di Poznan della Coalizione Climate Justice Now!
12 Dicembre 2008
I membri di Climate Justice Now! – un’alleanza globale di più di 160 organizzazioni — sono stati a Poznan le due scorse settimane per seguire da vicino gli sviluppi dei negoziati delle Nazioni Unite.
Questa dichiarazione è la nostra valutazione della Conferenza delle Parti (COP) numero 14, e articola i nostri principi per la giustizia climatica
La giustizia climatica è urgente!
Non si potranno contenere i cambiamenti climatici senza modificare l’economia neo-liberista e dominata da multinazionali, e che impedisce il raggiungimento di una società sostenibile. Questa globalizzazione va fermata.
La responsabilità storica della grande maggioranza delle emissioni di gas climalteranti è dei paesi industrializzati del Nord. E pur essendo tale loro responsabilità riconosciuta nella Convenzione sui Cambiamenti Climatici, i loro modelli di produzione e consumo continuano a minacciare la sopravvivenza di umanità e diversità biologica. L’i9mperativo è che i il Nord del mondo si orienti al più presto verso un’economia senza carbonio. Nello stesso tempo, e al fine di evitare modelli di industrializzazione ad alto consumo di carbonio, il Sud del mondo ha diritto alle risorse e alle tecnologie per operare questa transizione.
Noi crediamo che una “visione condivisa” per combattere i cambiamenti climatici debba partire dall giustizia climatica, e da un radicale ripensamento del modello di sviluppo dominante
Popolazioni Indigene, comunità contadine, di pescatori, e specialmente le donne in queste comunità, hanno vissuto in armonia e in maniera sostenibile con la Terra per millenni. Queste comunità sono le più colpite non solo dagli effetti dannosi dei cambiamenti climatici, ma anche dalle false soluzioni come agrocarburanti, mega dighe, piantagioni arboree e schemi di compensazione (offset) delle emissioni di carbonio. Invece di soluzioni e meccanismi di mercato, le loro pratiche sostenibili dovrebbero offrire esempi per soluzioni reali ai cambiamenti climatici
Fallimento di Kyoto e della UNFCCC
Governi e Istituzioni Internazionali devono riconoscere che i meccanismi del Protocollo di Kyoto hanno fallito nel ridurre le emissioni di gas climalteranti
I principi della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) sono stati abbandonati a beneficio di meccanismi di mercato. I tre pilastri del Protocollo di Kyoto - Clean Development Mechanism, Joint Implemetnation ed Emissions Trading - sono stati del tutto inefficaci nel ridurre le emissioni, eppure continuano ad essere al centro dei negoziati.
Kyoto si basa su meccanismi di commercio del carbonio, che consentono a Stati del Nord di continuare il loro business come se nulla fosse, finanziando progetti di “sviluppo pulito” in paesi in via di sviluppo o in fase di transizione. Questo schema è disegnato specificatamente per consentire a chi inquina di evitare id ridurre le emissioni a casa propria. Progetti del tipo Clean Development Mechanism, che dovrebbero promuovere lo “sviluppo sostenibile”, includono progetti infrastrutturali quali grandi dighe, impianti energetici a carbone e piantagioni arboree. Questi progetti non riducono le emissioni di carbonio, ma accelerano la privatizzazione delle risorse naturali, a spese di comunità locali e Popolazioni Indigene.
Le proposte discusse a Poznan non solo hanno lo stesso orientamento, ma peggiorano la situazione.
Nel corso dei negoziati, i paesi industrializzati continuano ad agire solo sulla base dei loro interessi, usando ogni tattica negoziale per evitare obblighi di riduzione delle emissioni di carbonio, e per evitare di finanziare adattamento, mitigazione e trasferimento di tecnologia nel Sud. Nella loro rincorsa della crescita a tutti i costi, molti Governi del Sud durante i negoziati commerciano i diritti della loro gente e le loro risorse naturali. Noi vogliamo ricordargli che un accordo climatico non è un accordi di commercio.
I protagonisti principali della stabilità climatica - Popolazioni Indigene, donne, comunità e famiglie contadine, pescatori, genti delle foreste e comunità marginalizzate del Sud e del Nord globale - sono sistematicamente esclusi. A dispetto delle loro ripetute richieste, le Popolazioni Indigene non sono riconosciute come parti ufficiali dei negoziati. Parimenti, le voci delle donne e questioni di genere non sono riconosciute e incluse nei processi negoziali.
Nello stesso tempo, investitori privati, come predatori, si avvalgono di ogni opportunità per creare nuove fonti di profitto. Lobbisti di business e società multinazionali espandono la loro influenza e monopolizzano gli spazi della conferenza di Poznan. Almeno 1500 lobbisti sono stati presenti, sia come rappresentanti di ONG che di delegazioni ufficiali.
Lo schema di Riduzione delle Emissioni di Deforestazione e Degrado forestale (REDD) potrebbe creare un enorme “falla” nel regime climatico, consegnando nelle mani di chi inquina nel Nord un’ulteriore opportunità di pagare per evitare di ridurre le proprie emissioni. Questo schema è un incentivo per gli Stati a svendere le proprie foreste, espellere le Popolazioni Indigene e le comunità contadine, e trasformare le foreste in piantagioni controllate da società multinazionali. Piantagioni non sono foreste. La privatizzazione e l’espropriazione attraverso REDD o qualunque altro meccanismo devono essere fermate.
La Banca Mondiale sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel regime climatico internazionale. Questo è inaccettabile, dal momento che la Banca continua a finanziare industrie inquinanti e promuove deforestazione attraverso il finanziamento di agrocarburanti e industria forestale. I Climate Investment Funds, recentemente lanciati dalla Banca operano contro le iniziative dei governi in seno alle Nazioni Unite, e promuovono industrie come quella del carbone, mentre costringono paesi in via di sviluppo entro un sistema iniquo di aiuti internazionali. La Bank Forest Carbon Partnership Initiative della Banca, il cui obiettivo è di finanziare progetti REDD attraverso meccanismi di commercio del carbonio, serve gli interessi di società private ed apre la porta alla mercificazione delle foreste.
Questi sviluppi erano da aspettarsi. L’ideologia del mercato è penetrata fino in fondo nella politica climatica, e i negoziati della UNFCCC sono diventati fiere del commercio
Le soluzioni reali
Soluzioni ai cambiamenti climatici non arriveranno dai paesi industrializzati o dal mondo industriale. Soluzioni durature ed efficaci arriveranno da coloro che hanno protetto l’ambiente - Popolazioni Indigene, donne, pescatori e comunità forestali e contadine. Queste soluzioni includono:
- Il raggiungimento di un sistema economico decarbonizzato, senza ricorrere a meccanismi di compensazione delle emissioni, all’energia nucleare o al sequestro geologico del carbonio, e proteggendo i diritti delle comunità più vulnerabili, specialmente i lavoratori
- Lasciare i combustibili fossili sottoterra
- Promuovere la sovranità energetica ed alimentare
- Garantire alle comunità il controllo delle loro risorse naturali
- Ri-localizzare produzione e consumo, favorendo mercati locali
- Pieno riconoscimento dei diritti di Popolazioni Indigene, contadini e comunità locali
- Controllo democratico di energie pulite e rinnovabili
- Programmi di conservazione delle risorse basati sui diritti e che proteggano i diritti delle Popolazioni Indigene sulle loro terre, e che promuovano la sovranità popolare e la proprietà collettiva di energia, foreste, sementi, terra e acqua
- Fermare la deforestazione e le sue cause sottostanti
- Eliminare il consumo eccessivo delle elites del Nord e del Sud
- Investimenti grandiosi in trasporto pubblico
- Assicurare la giustizia di genere riconoscendo le attuali ingiustizie, e promuovendo la partecipazione delle donne ai processi decisionali
- Cancellazione del debito illegittimo dovuto ai Governi del Nord e al Fondo Monetario Internazionale. L’illegittimità di questo debito è resa evidente dall’enorme debito storico, ecologico e sociale dovuto alle popolazioni del Sud.
Siamo ad un punto cruciale, e chiediamo un urgente cambio di direzione al fine di porre al centro dei negoziati la giustizia climatica e i diritti dei popoli.
In attesa della COP 15 a Copenhagen nel 2009, la coalizione Climate Justice Now! continuerà a monitorare i governi e a mobilitare le forze sociali del Sue e del Nord per ottenere giustizia climatica.
Tags: Clima > Climate Justice Now! Coalition > giustizia > poznan
Comments
2 Responses to “Dichiarazione di Poznan: un nuovo piano radicale per la giustizia climatica!”













January 29th, 2009 @ 4:33 pm
[...] da una visione di giustizia ed equità “sul territorio”. Vi invitiamo a leggere la Dichiarazione di Poznan: un nuovo piano radicale per la giustizia climatica!. Categorie: Clima, Europa, False soluzioni, Giustizia Climatica, Mercato del Carbonio, Unione [...]
February 2nd, 2009 @ 3:55 pm
[...] invitiamo a leggere la Dichiarazione di Poznan: un nuovo piano radicale per la giustizia climatica! [...]